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Articolo di Cronaca

Lo sfratto va dal giudice

MADONNA DEL SASSO - 27/01/2010

La vita politica del piccolo paese degli scalpellini non può essere definita sicuramente noiosa a causa dei continui “contropiedi”, per abusare di un termine calcistico, calciati dalla squadra di minoranza “Unione democratica” guidata da Ezio Barbetta nei confronti della difesa avversaria (la maggioranza) capitanata dal giovane sindaco Alessio Strada. Questa volta il “tiro saetta” di Barbetta riguarda una delibera di giunta dello scorso 11 novembre con la quale l’amministrazione conferisce mandato ad un avvocato per avviare le procedure di sfratto per morosità nei confronti di una inquilina occupante un appartamento comunale, l’udienza è fissata presso il tribunale di Verbania il prossimo lunedì 1º febbraio. «La donna enunciano il capogruppo e i consiglieri della minoranza di Madonna del Sasso - non solo svolge un lavoro part time, ma è anche in gravidanza. E’ possibile che un’amministrazione pubblica da un lato concede quasi gratuitamente dei locali per svolgere un corso di ballo e dall’altro manda fuori casa una persona? E’ la dimostrazione che gli amministratori non conoscono nemmeno quali sono i compiti e le finalità istituzionali dell’ente che guidano. Infatti, nel momento in cui il giudice dovesse confermare lo sfratto, il Comune sarebbe obbligato a trovarle un’altra sistemazione perché il minore deve essere tutelato (esistono leggi precise in materia) e compete esclusivamente all’amministrazione e non al Consorzio socio-assistenziale l’onere di reperire l’alloggio».

Ancora: «Con questo modus operandi, poi, non si recupera alcun credito. Se davvero si volevano recuperare le rate di affitto non pagate sarebbe stata sufficiente la procedura legale per vincolare il quinto dello stipendio all’interessata o meglio ancora sottoscrivere un accordo bonario prevedendo modalità e tempi certi per il rientro del debito».

Continua il “contropiede” di Barbetta e dei suoi compagni di squadra: «Dubitiamo delle vere ragioni che hanno spinto l’amministrazione ad assumere un atto così grave, sembra quasi che si voglia rendere libero l’alloggio costi quel che costi. Infatti, in una situazione analoga il Comune giustamente ha chiesto il rientro del debito e non lo sfratto. Perché in questo caso no? Invitiamo la giunta a rivedere urgentemente questa decisione prima dell’udienza in tribunale perché non è giusto creare problemi e difficoltà ad una persona che sta vivendo un momento particolare della sua vita. Inoltre eviterebbero il rischio di doversi accollare ulteriori spese per reperire un altro alloggio o addirittura sostenere le spese di una permanenza in albergo perché il nascituro non potrà certamente essere lasciato per strada. Abbiamo richiesto all’amministrazione di procedere celermente alla sottoscrizione di un accordo bonario con l’interessata, dimostrando così la “buona fede” e la disponibilità a voler risolvere davvero i problemi dei cittadini senza alcuna discriminazione».

Sull’argomento interviene l’amministrazione comunale attraverso il sindaco Alessio Strada ed il suo vice Barbara Ginoble. «E’ una situazione che abbiamo avuto in eredità dalle passate amministrazioni - controbatte con ferma decisione il primo cittadino - e abbiamo anche tentato, senza successo, di trovare un accordo tra le parti. Per correttezza dell’informazione è doveroso evidenziare che il debito dell’inquilina nei confronti delle casse comunali ammonta ad oltre 8 mila euro, una cifra non trascurabile per un piccolo Comune come il nostro. Ho anche la sensazione che qualcuno voglia strumentalizzare raccontando aspetti pietosi. Stiamo facendo il nostro dovere e non abbiamo nulla da rimproverarci». Gli fa eco il vicesindaco Ginoble: «Rivolgerci al tribunale è stata una decisione travagliata e non siamo persone senza cuore come qualcuno afferma. La “res pubblica” va gestita per il rispetto dei diritti di tutti».


Carmelo D’Angelo

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