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Articolo di Cronaca

Hanno pregato per anni
ma la tomba era vuota

DOMODOSSOLA - 29/07/2010

«In un momento di estremo dolore (e infinita incredulità) abbiamo pensato di rivolgerci a voi, Eco Risveglio, che date voce ai cittadini»: inizia così la lettera che racconta l’incredibile storia accaduta ad una famiglia domese che, in un momento di grande dolore come la perdita di un genitore, ha scoperto che la madre del defunto, sepolta da anni nel cimitero, non era nella tomba davanti a cui i parenti andavano a pregare, ma giaceva abbandonata da più di due anni in un deposito delle cellette. Una storia assurda, che i componenti della famiglia Guale raccontano con dignità e compostezza, senza rabbia, ma con il dolore e l’amarezza che si sposano all’incredulità per un episodio che mai sarebbe dovuto accadere. Ecco il testo della lettera: «Lunedì 19 luglio, purtroppo è venuto a mancare il nostro caro papà, Giorgio Guale. Nel pieno rispetto del suo volere, dopo i funerali, la salma è stata cremata per poter essere tumulata nella celletta del cimitero domese, assieme ai resti della sua amata mamma, Lucia Rama. Questa mattina, 22 luglio, ci siamo recati in loco per accompagnare il nostro caro verso la sua ultima dimora. Nessuno potrà mai immaginare la nostra sorpresa e il nostro dolore, quando assieme ad un funzionario delle pompe funebri, abbiamo scoperto che la celletta, dove avrebbe dovuto riposare nostra nonna, era vuota! Teniamo a precisare che al momento dell’esumazione della salma della nonna (ormai più di due anni fa) noi parenti eravamo presenti, e abbiamo assistito alla successiva tumulazione. Ovviamente, come sempre accade, la lastra di marmo, che avrebbe dovuto sigillare la celletta, doveva ancora essere lavorata con la foto e i dati della nostra cara. Evidentemente nel lasso di tempo trascorso tra la lavorazione della lastra ed il definitivo sigillamento della cella, qualcosa non ha funzionato. Solo oggi, al momento dell’apertura, per la nuova tumulazione, abbiamo scoperto che la salma giaceva abbandonata nel deposito cimiteriale. Dopo aver tumulato i resti di entrambi i nostri cari, con un dolore indicibile, abbiamo chiesto spiegazioni, ma a quanto pare nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità. Ora, forse poco importa dei nostri sentimenti, la cosa che ci addolora maggiormente è il fatto che sia stata abbandonata per tutto questo tempo in un deposito, senza che nessuno di noi andasse a farle visita, a recitare una preghiera, a portarle un fiore, perché eravamo impegnati a fare tutto ciò ad un buco vuoto. In un momento di infinito dolore come solo la perdita di un amato genitore può dare, ci siamo dovuto sentire “sollevati” perché se la nostra famiglia non avesse subito questo grave lutto, probabilmente non avremmo mai scoperto l’abbandono dei resti di nostra nonna, a cui tutti erano legatissimi. Sperando che quello che è toccato subire alla nostra famiglia sia un’eccezione, ci auguriamo che chi di dovere voglia cortesemente fornirci delucidazioni». Delucidazioni che sono arrivate da un responsabile del Comune, il quale si è scusato per l’increscioso episodio e ha spiegato come la responsabilità sarebbe del marmista, che al momento della posa della lapide definitiva non avrebbe rimesso i resti al proprio posto. «Episodio increscioso che non doveva accadere» dice comunque l’assessore ai Servizi cimiteriali Antonella Ferraris che spiega: «Dalle mie verifiche risulta che i resti erano custoditi non in un deposito ma in un locale apposito ricavato a fianco del famedio (costruzione destinata alla sepoltura o alla memoria di personaggi illustri, ndr) di Gian Giacomo Galletti, dove vengono temporaneamente messe le ossa in attesa di sepoltura o non reclamate. Ci tengo a dire che non è il magazzino delle scope, ma un luogo consono, che sono pronta a far visitare alla famiglia se lo vorrà. Al momento dell’esumazione i resti della signora sono stati posizionati in una celletta con marmo bianco senza epigrafe: quando il marmista ha risistemato la lastra i resti sono stati come da regolamento accolti provvisoriamente dal custode. Durante la posa della lastra definitiva il marmista avrebbe dovuto vedere che le ossa non erano nella celletta. Al cimitero di Domo sono custoditi oltre 11 mila resti e quell’anno sono state quasi 500 le tombe esumate: per il custode è impossibile verificare ogni singola esumazione, ma di sicuro le ossa non sarebbero rimaste lì all’infinito». La domanda che ora angoscia molti è se è possibile che ci siano casi simili: «Lo escludo - dice Ferraris - abbiamo comunque avviato delle verifiche. In ogni caso colgo l’occasione per invitare le famiglie ad accertarsi che al momento delle esumazioni per trasferimento in ossario, i resti vengano ricollocati dopo la posa della lastra definitiva perché è loro compito avvisare il custode».


Roberto Bioglio

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