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25 giugno 2020 DOMODOSSOLA Roberto Bioglio

Azienda edile accusata di irregolarità verso un lavoratore: era assunto con una qualifica inferiore

Cronaca Prima pagina

Il mancato pagamento della cassa integrazione ad un lavoratore edile ha consentito di scoprire un’irregolarità da parte di un’azienda edile gestita da un cittadino di origine straniera con sede legale a Domodossola, che aveva assunto il proprio lavoratore come “impiegato addetto alla relazione capitolati tecnici” invece che con la qualifica di operaio edile cartongessista e piastrellista. La scoperta è stata fatta dalla Filca Cisl Vco che in questo periodo sta assistendo diversi lavoratori nelle pratiche per ottenere la cassa integrazione. Spiega il segretario Alessandro Beltrami: «Il dipendente si era rivolto a noi perché non aveva ricevuto la cassa integrazione; facendo le veriche è venuto fuori che il consulente non aveva trasmesso i dati ed erano fermi i pagamenti. Andando a riprendere la lettera di assunzione si è capito che era stato assunto con una mansione diversa da quella effettivamente svolta; in più abbiamo riscontrato come questa azienda, che svolge molti lavori fuori dal nostro territorio, in Lombardia e perfino in Germania, abbia un’anagrafica non aggiornata a cui risponde un numero di telefono di un’azienda di Settimo Milanese. Una serie di stranezze, per cui anche se non possiamo parlare di ditta “fantasma” al 100% siamo davanti ad una grande opacità». Il contratto fatto all’operaio, oltre a consentire uno stipendio base molto più basso, comporta il mancato versamento di contributi per la cassa edile: «Un impiegato redazione capitolati tecnici ha una retribuzione base lorda di 12mila euro l’anno; non gode degli stessi diritti di sorveglianza sanitaria, di corsi di formazione per sicurezza di un edile, che ha una retribuzione lorda intorno ai 22mila euro l’anno. L’abbattimento dei costi di lavorazione è del 50% senza contare quello che ci rimette il lavoratore per la cassa mutualistica di assistenza». «Questo tipo di irregolarità di queste ditte - spiegano dal sindacato - sono ciò che sta uccidendo l’edilizia con prezzi più bassi e concorrenza sleale». Ora il sindacato ha presentato una denuncia all’Ispettorato del lavoro che farà luce sul caso. «L’emergenza Covid-19 - aggiunge Beltrami - ci ha consentito di far emergere parecchie imprese che agiscono sul limite della legalità; questo caso però è abbastanza eclatante». Negli ultimi mesi i sindacati hanno seguito le firme di accordi sindacali per casse integrazioni: «Circa 300 casse integrazioni - spiega Beltrami - e anche dopo la fine del lockdown parecchie aziende l’hanno continuata; ci stanno arrivando ancora richieste». Il futuro appare non molto roseo: «C’è molta incertezza. Ci sono aziende che lavorano tantissimo e che hanno contratti in essere siglati prima dello stop, ma per le prossime commesse sarà un problema grosso, specie sul privato, visto che il settore pubblico dovrebbe riprendere più agevolmente».