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11 settembre 2019 OMEGNA Luca Zirotti

Alessi cede il 40 per cento al fondo inglese Oakley e dichiara la fine della crisi

Cronaca Prima pagina

Alessi ha ceduto il 40 per cento del suo capitale al fondo inglese Oakley, nuovo socio di minoranza, Alberto Alessi continuerà ad essere il presidente dell’azienda e la fase di crisi si è chiusa con quattro mesi d’anticipo rispetto ai piani previsti inizialmente, dato che il percorso di uscita e ricollocazione degli 80 esuberi annunciati ad inizio 2019 è stato già portato a termine. Sono questi i punti chiave sul futuro e la riorganizzazione dello storico marchio del design e casalingo “made in Cusio”. L’azienda ha incontrato le sigle sindacali per fare il punto della situazione alla luce dell’ingresso del nuovo partner ed il percorso è stato poi illustrato ai lavoratori dello stabilimento di Crusinallo in assemblea. L’aumento di capitale varato è “destinato ad essere investito totalmente nella società” spiega in una nota l’azienda, che ha ribadito la necessità di maggiore “apertura ai mercati internazionali” per un rilancio. “L’ingresso del partner segna un momento di discontinuità indispensabile per affrontare i cambiamenti di scenario che si sono registrati negli ultimi anni – ha evidenziato Alessi -. L’obiettivo non è certo di stravolgere l’identità dell’azienda ma anzi di rafforzarla e potenziarla facendo leva sugli asset che ne hanno decretato il successo per quasi 100 anni: un marchio riconosciuto a livello mondiale, la capacità di portare sul mercato le creazioni più interessanti del design internazionale, persone in grado di portare competenze, progettuali e produttive, che garantiscono altissimi livelli di qualità”.

Venerdì 13 settembre è in programma in Regione Piemonte l’incontro per formalizzare la fine del periodo di cassa integrazione straordinaria. Sono state 81 le persone che hanno siglato accordi volontari di uscita dall’azienda, un percorso gestito anche grazie al supporto della “Fondazione Buon Lavoro” creata da Michele Alessi. Dalle sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm è arrivata la richiesta di “produrre un piano industriale dettagliato con impegni concreti, interventi ed investimenti che interesseranno la riorganizzazione in atto”.