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10 ottobre 2013 PARUZZARO ma.ro.

Jal, futuro a rischio per i dipendenti

Politica
Un’azienda leader nel settore mondiale delle calzature antinfortunistiche in mano ad un Commissario straordinario e prossima ad una possibile liquidazione se non interverranno fatti nuovi. E con dipendenti o già in cassa integrazione straordinaria o con l’ordinaria che sta per concludersi, mentre altri sono già stati lasciati a casa. E’ la vicenda, per certi versi paradossale della Jal Group, in mano alla finanziaria italiana Mittel. Una trentina di dipendenti protestano presso la sede lungo la Statale del Biellese. I dipendenti Gianluca Lamperti, Adele Cantone e Andrea Atzeni delle RSU chiedono da giorni un incontro con il commissario straordinario dell’azienda, nominato dal tribunale di Verbania: ”E’ l’avvocato Borgna di Novara – dice Lamperti – che però non ci ha ancora ricevuti, nonostante e mail e telefonate alla sua segreteria. Se non cambierà nulla lunedi’ prossimo ci rivolgeremo al Prefetto. La nostra Cassa Integrazione scade il 2 novembre, ma dall’azienda non abbiamo avuto più risposte. Abbiamo quasi la certezza che questa ditta non vivrà a lungo, ha già sospeso la produzione in Tunisia da giugno dove lavorano 3000 dipendenti, ma ci sono stabilimenti minori in tutta Europa, in particolare in Francia. La Jal, che ha ereditato il marchio della ditta Almar, ha la sua mente pensante a Paruzzaro. Qui c’erano oltre 100 dipendenti, di attivi ne sono rimasti dieci. Gli altri in cassa integrazione straordinaria (11), in mobilità o come noi (40) in cassa ordinaria. Una volta qui si realizzavano i modelli, ora ci sono gli uffici, il settore commerciale, il magazzino da un po’ di tempo chiuso. L’azienda dice che è in perdita, ma non sappiamo quali siano state le loro strategie quando hanno rilevato un’azienda che aveva ancora ultimamente ordine in casa per 23 milioni di prodotti. Quindi il lavoro c’era e ora ci dicono che sono in passivo e che ci sarebbero tre gruppi intenzionati a rilevarla. In realtà vorranno solo il marchio per poi svuotarla. Siamo preoccupati per il futuro nostro e delle nostre famiglie in un territorio già enormemente in difficoltà e con persone alcune delle quali non più giovanissime che troveranno difficoltà a trovare una nuova occupazione.” La rabbia di Adele Cantone è forte:” Una fabbrica che era seconda al mondo come gruppo viene mandata in malora per strategie aziendali che ignoriamo e che non sono legate al mercato. E di mezzo ci vanno le persone. Non siamo fantasmi, chiediamo al Commissario di riceverci e darci delle risposte per il nostro futuro.”