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07 marzo 2022 DOMODOSSOLA Arianna Parsi

A Domodossola domenica sono arrivati 28 profughi, donne e bambini, provenienti dall'Ucraina

Cronaca Prima pagina

Sono arrivati ieri, domenica, intorno alle 15, a Domodossola dopo il lungo viaggio dall’Ucraina, 28, tra donne e bambini. Hanno percorso migliaia di chilometri passando dal confine della Polonia per fuggire dalla guerra. Ad organizzare il viaggio, in cui all’andata sono stati trasportati beni di prima necessità, Vasyl Matviychuk:«Quando arrivi alla dogana e vedi tutte quelle persone, donne, bambini, anziani, le poche cose che hanno portato con sé, è così terribile, perché vorresti portare via tutti, portarli via il più lontano possibile dalla guerra. Ho una lista così lunga di persone che vorrei ringraziare: chi ha guidato con me, chi ha messo i fondi per la benzina e tutti coloro che ci stanno aiutando qui offrendo un posto per queste persone». Vasyl ha la voce rotta dal pianto, è commosso. Al momento Casa Letizia non è ancora disponibile all’accoglienza e quindi alla spicciolata le famiglie che si sono rese disponibili cercano le donne ed i bambini da ospitare. Gente comune, non c’è nessuno delle istituzioni in piazza Repubblica dell’Ossola, quel nome a ricordare la Resistenza ossolana. Vasyl dice che «gli uomini ucraini, i ragazzi combattono fino alla morte per fermare i soldati che stanno uccidendo tutti». Intanto alcune rappresentanti della comunità ucraina leggono dall’elenco i nomi di chi sarà affidato alle famiglie. Una bimba bionda, avrà sì e no sette anni, ha portato con sé il gatto, se lo stringe al petto, qualcuna più grande ha imparato a dire “ciao”, sbucano alcuni pacchetti di biscotti, qualche dolce e acqua e succo di frutta che qualcuno ha portato, le bambine accolgono il dono intimorite. Chi proviene dalle zone rurali non conosce l’inglese, diventa difficile comunicare, Vasyl spiega che tutti dovranno recarsi alla Polizia per la registrazione, poi bisognerà sottoporsi a tampone e a vaccino. Intanto anche gli istituti scolastici si organizzano. Parola d’ordine: integrazione. E’ necessario che bambine e ragazze non perdano l’anno scolastico, che possano frequentare altri studenti, le scuole. Sembra facile, ma non è così. Yulia, studentessa di medicina a Genova, in Italia da qualche anno, stila l’elenco di medicine necessarie da mandare al fronte. Nadia aspetta le nipoti. Lei è in Italia dove lavora come badante da tanti anni: «La mamma ha accompagnato le ragazze al confine e poi è tornata indietro. Mi si spezza il cuore al pensiero che le abbia dovute lasciare, sapeva di doverlo fare per loro, ma veder andare via i propri figli senza sapere se si potrà riabbracciarli è straziante». E il pensiero corre ai Bambini del pane bianco, il libro di Paolo Bologna che racconta come durante la Seconda guerra mondiale i treni della Croce Rossa abbiano portato in salvo più di 2.500 bambini dall’Ossola nella vicina Svizzera. Anche loro erano ospiti delle famiglie svizzere. E adesso c’è chi dice che perché tutti i 25 Aprile trascorsi non siano stati vani, questa guerra va fermata, ma non c’è risposta alla domanda sul come, nella piccola piazza di Domodossola dove nel sole del mese che segna l’avvio della primavera, le bambine coi paraorecchie rosa di peluche, le ragazze con gli occhi grandi di paura, e le mamme, le nonne si stringono negli abbracci mentre Vasyl pensa al prossimo viaggio.