Articolo

21 marzo 2020 DOMODOSSOLA Arianna Parsi

Domodossola, addio a Franco Giudici

Cronaca Prima pagina

Sono oltre un migliaio gli attestati di stima che riempiono la bacheca Fb di Andrea Giudici, dopo l’annuncio della morte di suo padre, ieri, al San Biagio a Domodossola. Franco Giudici, 79 anni, ammalato di Covid-19 da sabato, se n’è andato ieri. Sarà tumulato oggi, al cimitero di Domodossola,. I figli, Andrea e Sara, le loro famiglie, non potranno salutarlo, sono in quarantena. Erano riusciti a parlargli al cellulare nel pomeriggio, prima della tragica notizia. Come gli altri strappati dal Covid -19 “Cicci”, così lo chiamava chi aveva qualche capello bianco, era andato all’ospedale sulle sue gambe. Un’atrocità non potergli essere accanto. Può però essere di conforto il fatto che con lui, Andrea, Sara, la mamma mancata 5 anni fa, hanno trascorso insieme tutta una vita, intensamente. E che Franco lascia un ricordo bellissimo. Ultimamente vivevano in quella grande casa che con tanti sacrifici aveva costruito per loro, dopo aver cominciato giovanissimo a lavorare come gommista alla Fiat. Già, perché “Giudici gomme” a Domodossola è una specie di istituzione. Prima in piazza Risorgimento, oggi in via Cioia di Monzone, tutti prima o poi sono passati di lì. «Ha creato un impero da solo - dice Andrea -. Aveva iniziato nei primi anni Sessanta. Ha avuto in mente sempre e solo il suo lavoro, la galleria d’arte, che aveva aperto accanto al negozio, e che trasferiva in Vigezzo d’estate, e poi c’eravamo noi, la famiglia». Gomme e quadri, uno strano binomio di passioni «ma guai a toccare il suo mondo. Aveva un cuore grande, allegro, scherzoso – dice Andrea – aveva creato una bella famiglia unita, era un padre amorevole. Ci mancherà, era sempre con noi da quando la mamma è morta. Almeno adesso saranno insieme».  Franco era nato a Trontano e anche con i suoi 79 anni stava bene. Poi la febbre alta, l’isolamento nella mansarda, che gli pesava, come vedere il negozio d’arte chiuso. E Andrea ricorda quando portandolo al rally da ragazzo gli aveva detto: «Non ti farò mai correre» e invece, alla fine l’aveva sempre assecondato. Li lasciava liberi di scegliere, lui e sua sorella, diventati il suo orgoglio. Il Covid-19 se l’è portato via in un attimo, ma non può nulla contro tutto quello che ha costruito e con il suo ricordo.