Estorsione, traffico di rifiuti, usura e armi: otto arresti dei carabinieri

All’alba di oggi, giovedì 23 luglio, i Carabinieri del nucleo investigativo di Verbania e del gruppo forestale di Verbania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone. L’operazione, denominata “Terre pulite” e coordinata dalla Dda di Torino, ha smantellato un presunto sodalizio criminale attivo tra il Vco e il Novarese, dedito a estorsione con metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie, trasferimento fraudolento di valori, usura e detenzione di armi.
Al centro delle indagini, partite dall’analisi della gestione dei rifiuti di un cantiere a Verbania tra il 2023 e il 2025, figura un cinquantenne residente a Meina. Secondo gli inquirenti, l’uomo vanterebbe legami con le cosche di ‘ndrangheta “Morabito-Palamara-Bruzzaniti” e “Iamonte”, ricorrendo al metodo mafioso per risolvere controversie e incutere omertà sul territorio.
Il traffico illecito di rifiuti si concentrava principalmente su un terreno industriale a Paruzzaro. Qui venivano smaltiti illegalmente scarti di cantieri edili di Vco e Novara con sconti del 40-50% sui prezzi di mercato. La “terra-rifiuto” veniva poi rivenduta come materiale inerte, garantendo profitti in nero. Le aziende riconducibili agli indagati, schermate da prestanome e collegate a una holding milanese per trasferire poi i fondi in Svizzera, avrebbero smaltito illecitamente circa 12mila tonnellate di inerti e oltre 500 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi e Ipa. Il sistema, che sfruttava falsi Fir e documenti mendaci, avrebbe generato un risparmio illecito di 300mila euro sui costi di smaltimento e un’evasione dell’ecotassa regionale per 350mila euro.
L’indagine ha inoltre fatto luce su gravi episodi di estorsione. Un imprenditore novarese sarebbe stato costretto ad assumere un fiduciario dell’organizzazione e ad accollarsi debiti per 1,3 milioni di euro per la villa con piscina di uno degli indagati. A un ristoratore dell’Aronese, a fronte di un prestito di 25mila euro, ne sono stati richiesti 30mila in soli sei mesi, applicando un tasso usuraio del 34%.
All’operazione odierna hanno partecipato circa ottanta militari, supportati da elicotteri, unità cinofile e dal 32° reggimento genio guastatori per la ricerca di armi. Gli indagati si trovano attualmente nelle carceri di Verbania, Torino, Novara, Vercelli e Biella. È stato inoltre disposto il sequestro di quattro società e del terreno di Paruzzaro.

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