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09 novembre 2020 VERBANIA Arianna Parsi

Truffa aggravata per un operatore giudiziario della Procura di Verbania. Condanna a tre anni di reclusione e 800 euro di multa

Cronaca Prima pagina

E’ stata condannata, con rito abbreviato, alla pena di 3 anni di reclusione e 800 euro di multa per truffa aggravata in danno dello Stato, con conseguente ristoro dei danni per 55.000 euro, di cui 35.000 già versati. Si tratta di S.G., classe 1957, della provincia di Brindisi ma che svolgeva funzioni di operatore giudiziario, proprio alla Procura di Verbania. Secondo quanto riferito con una nota stampa del Comando dei Carabinieri a giugno del 2017 i militari, coordinati dal procuratore capo Olimpia Bossi, avevano avviato un’indagine nei confronti della donna a seguito di anomalie legate a una lunga assenza dal lavoro: da luglio 2014 a giugno 2016. Ufficialmente la donna si era dichiarata assente per assistere la madre invalida convivente, utilizzando il congedo retribuito, e poi proseguendo l’assenza dal servizio per oltre un anno, sino al dicembre 2017, per malattia. Le indagini hanno permesso di accertare che, in realtà, non solo la madre non aveva convissuto continuativamente per tutti i due anni di permesso retribuito con la dipendente, ma solamente per limitati periodi di tempo. Inoltre nel periodo in cui risultava assente per malattia, la donna invece gestiva un bed&breakfast ad Ostuni, percependo quindi illegittimamente lo stipendio sia per il periodo di congedo retribuito per assistenza, sia per il periodo di malattia, con un danno quantificato in circa 55mila euro (comprensivi di danno morale per il Ministero). A seguito delle indagini svolte dai carabinieri della Polizia giudiziaria, con la collaborazione dei carabinieri della stazione di Arona, sono stati raccolti gli elementi per accertare la responsabilità penale di S.G. Sono stati, ad esempio, analizzati i flussi dei messaggi postati sui sociale dove promuoveva il suo b&b. Il 26 ottobre si è tenuta l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari di Verbania, che ha visto la donna colpevole. Per garantire l’intera restituzione dell’importo stabilito è stata anche disposta la confisca, per equivalente, di un immobile di sua proprietà.