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16 marzo 2020 DOMODOSSOLA Arianna Parsi

Preoccupazione per i frontalieri, lettera di Pizzi

Cronaca Prima pagina

La Svizzera ha chiuso le frontiere, ma non ai frontalieri, necessari per mandare avanti l’economia, in particolare nel settore sanitario, del Paese d’oltralpe. Per questo il sindaco di Domodossola, Lucio Pizzi, ha scritto al presidente della Regione, Alberto Cirio, e ai parlamentari del territorio: «Mi unisco all'accorato appello del presidente della Provincia perché si riesca a trovare subito una soluzione sicura e dignitosa anche per i nostri frontalieri. Come sindaco di una città in cui numerosi sono coloro che ogni mattina prendono la strada della vicina Svizzera per andare a lavorare non posso essere tranquillo e non posso restare in silenzio. Mi immedesimo nelle preoccupazioni dei nostri frontalieri e delle loro famiglie, esposti al rischio di un continuo via vai e di ripetuti contatti in un momento in cui non ci sentiamo dire altro che di restare a casa e di mantenere le distanze interpersonali. Non c'è bisogno di essere un medico - scrive il primo cittadino - per capire che il diverso approccio alle misure precauzionali che vediamo ancora ad oggi tra Italia e Svizzera è elemento di rischio per la salute dei nostri frontalieri, delle loro famiglie e anche dell'intera nostra comunità. In una situazione come quella che stiamo vivendo non è possibile accettare che ci siano dei lavoratori quasi costretti a scegliere tra il mantenimento dell'impiego e la tutela della salute». Sta accadendo da settimane, infatti, che i lavoratori frontalieri, specie nel Canton Vallese, vengano invitati dai datori di lavoro a continuare a prestare servizio, fermandosi a dormire in Svizzera. La scorsa settimana, con il timore della chiusura delle frontiere, c’era anche stato l’invito da parte di alcuni, a portarsi capi di vestiario di ricambio. «Il livello di confronto istituzionale necessario per affrontare questo problema non appartiene certo alle amministrazioni comunali - scrive infine il sindaco - che possono però far sentire la loro vicinanza ai frontalieri i cui diritti devono essere garantiti».