Aggiornato al 14 Giugno 2024

Morgantini racconta il dramma della Palestina, a cui vengono negati i vaccini

Ha più di 80 anni, ma l’energia della sua voce è quella di sempre, così come la voglia di lottare, che non è stata spenta nemmeno da un piccolo ictus che l’ha colpita lo scorso anno. La Palestina, quella che lei ha eletto a sua seconda casa, le manca molto. Ma ogni giorno è collegata tramite Internet con i suoi amici e colleghi da cui forzatamente deve stare lontana. Luisa Morgantini, ossolana di Villadossola, ex parlamentare europea, combatte da sempre per la causa palestinese. Quando la raggiungiamo al telefono per parlare della situazione di Isreale e della Palestina è molto presa. Tra poco avrà una riunione online, ma trova qualche minuto per rispondere alle nostre curiosità. La prima domanda è quasi scontata: lei ha fatto il vaccino? «Certo, ho fatto il vaccino e anche il Covid. Mi sono ammalata un anno fa: ero venuta all’Eremo di Miazzina per la riabilitazione dopo un piccolo ictus che mi aveva colpito. Quando sono tornata a Roma (la città dove vive quando non è in Palestina, ndr) avevo la febbre alta: era Covid. Il sistema sanitario del Lazio ha funzionato molto bene». Com’è la situazione oggi in Palestina? Israele è il paese al mondo col più alto tasso di vaccinazione… «Israele è stato molto efficace sulla vaccinazione. Sono stati furbi: pagando le dosi di Pfizer tre volte di più di quanto l’ha pagato l’Europa si sono assicurati dosi per tutti e dando anche garanzie di condividere con Pfizer i dati delle vaccinazioni. I palestinesi invece sono in una situazione drammatica e vivono l’ennesima ingiusta discriminazione». Niente vaccini per loro? «Purtroppo no. Stanno cominciando solo adesso a vaccinare i palestinesi che vivono in Israele e hanno la cittadinanza israeliana, ma sono arrivati per ultimi. In più Israele si rifiuta di fornire i vaccini per i territori occupati. Secondo le convenzioni internazionali dovrebbe essere Israele a provvedere alle vaccinazioni dei palestinesi nei territori occupati». E invece non lo fanno. «Si rifiutano adducendo motivazioni assurde, sostenendo che con gli accordi Oslo del 1993 la responsabilità è dell’autorità palestinese, dimenticando di dire che quegli accordi non sono mai stati applicati proprio da Israele. Ci sono poi zone interamente sotto il dominio israeliano, come la valle del Giordano, dove non c’è l’amministrazione palestinese ma tutto è in mano ad Israele. Almeno in quella zona avrebbero dovuto vaccinare la popolazione, ma Israele si rifiuta di farlo». Ci sono dei palestinesi che vengono vaccinati? «Hanno deciso di vaccinare quei palestinesi dei territori occupati che vanno quotidianamente a lavorare in Israele e lo fanno per il banale motivo che questi potrebbero infettare gli israeliani. Avevano deciso di vaccinarli ma il tutto per ora è stato rinviato per questioni finanziarie. Israele dice che vuole vaccinare anche quei lavoratori arabi impegnati nelle colonie. In quei luoghi tra l’altro si consuma una delle più grandi tragedie contemporanee perché gli arabi che non hanno lavoro e sovranità sono costretti a lavorare per i coloni che hanno preso le terre dei loro genitori e nonni, portate loro via con la forza. Una delle cose che ha fatto insorgere le Nazioni Unite è che i coloni israeliani sono stati tutti vaccinati. C’è poi lo scandalo di Gaza, che era riuscita ad avere 2mila dosi di vaccino Sputnik ma è stato impedito ai mezzi sanitari di entrare; alcuni vaccini, pochi, sono passati attraverso il valico in mano all’Egitto». Intanto com’è la situazione dei contagi in Palestina? «Si aggrava di giorno in giorno, anche se bisogna dire che c’è un po’ di negligenza della popolazione; molti non credono al virus ed è difficile fare rispettare le regole di distanziamento nei campi profughi». Intanto, mentre in Palestina sono poche migliaia gli operatori sanitari che sono riusciti a vaccinarsi, Israele sta usando i vaccini in eccesso (avendone ottenuti in grande quantità) come arma diplomatica, offrendolo a paesi come Honduras, Repubblica Ceca e Guatemala per ottenere in cambio lo spostamento delle loro ambasciate a Gerusalemme. Capita anche questo nei giorni del Covid-19. 

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