Aggiornato al 26 Maggio 2024

Si deve dare un’identità ai corpi dei partigiani

Obiettivo: dare un’identità ai 33 partigiani ignoti fucilati negli eccidi dell’estate ’44 e sepolti senza che se ne conoscesse il nome. Strumento: le analisi sui resti dei corpi dei partigiani, iniziate nel 2023 dal gruppo di lavoro Labanov (Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università degli Studi di Milano) grazie al progetto della Casa della Resistenza collegato a “Diritto al nome, diritto alla memoria”. Cosa fare se si è parenti di un partigiano disperso: contattare la Casa della Resistenza per notificare la propria presenza il 25 aprile e dare la propria disponibilità eventualmente a sottoporsi ad un esame del DNA o anche semplicemente per dichiarare il proprio interesse alla ricerca pur non potendo essere presenti in quel giorno.

Queste le informazioni di base dell’iniziativa che si terrà giovedì 25 aprile dalle 14 alle 18 alla Casa della Resistenza a Fondotoce, dove il gruppo di lavoro del Labanof rimarrà a

disposizione per accogliere tutti i parenti di partigiani dispersi durante i rastrellamenti della Val Grande o presumibilmente uccisi nelle stragi di Fondotoce, Pogallo e Baveno del giugno 1944. L’articolo 6 del codice civile e le Convenzioni di Ginevra sui diritti umani sanciscono che il diritto al nome deve essere garantito a tutti, anche ai defunti, come segno distintivo dell’individualità di una persona. A ottant’anni dalle stragi nazifasciste del 1944, il gruppo coordinato dalla professoressa Cristina Cattaneo raccoglierà dati, informazioni, fotografie, campioni di DNA. I parenti sono invitati a portare eventuali fotografie dei propri congiunti scomparsi e a compilare un modulo relativo allo stato di salute o a qualsiasi altro dato utile per ricostruire la loro vicenda partigiana. Informazioni: care@casadellaresistenza.it.

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