Affaire “5 Forchette”: Chiorino, lascia la vice presidenza non le deleghe

“Simul stabunt vel simul cadent”, dicevano gli antichi romani, espressione che si può tradurre con “insieme staranno oppure insieme cadranno”.  Frase che sembra adattarsi alla vicenda del sottosegretario Andrea Delmastro Dellevedove, travolto dall’affaire “Le 5 Forchette” e costretto (dopo l’esito negativo del referendum) alle dimissioni. Ora, dopo Delmastro, tocca alla sua collega di partito Elena Chiorino (foto), vice presidente della Regione Piemonte, anche lei socia (con quota minoritaria) della figlia 18enne di un prestanome del clan Senese condannato per mafia con sentenza definitiva. L’addio di Chiorino è arrivato ieri, mercoledì, intorno alle 19.30, ma è un addio a metà. Rinuncia alla “carica” di vice presidente ma non alle sue deleghe. Da numero due della Regione a semplice assessore. Dimissioni apprezzate dal governatore Alberto Cirio, perché «di fronte a questi fatti era necessario dare un segnale» perché «le istituzioni vanno sempre tutelate e messe in sicurezza» recita una nota stampa. Cirio, di fatto, le ha rinnovato la fiducia ma le rimprovera “leggerezza” nella vicenda: non nutre dubbi su «capacità e correttezza» di Chiorino, «dimostrate in sette anni di lavoro insieme» ma «anche se ha posto rimedio non appena compresa la situazione, la leggerezza che ha compiuto è stata grave, perché fatta da chi ha ruoli istituzionali importanti e necessitava di una reazione da parte della Regione. Reazione che, come è mia consuetudine, è stata ragionata ed equilibrata: la mia è la scelta di un presidente che non si gira dall’altra parte perché ha a cuore il bene delle istituzioni». Chiorino ribadisce di essere «persona rigorosa e per bene», che ha fatto un passo falso «che non mi perdono (…) in assoluta buona fede, e di questo chiedo scusa ai cittadini.  Il mio modo di chiedere scusa è rinunciare e restituire la delega più importante tra quelle che assegna il presidente, ovvero quella di rappresentare l’ente in sua assenza». L’ex vicebpresidente parla di “grave leggerezza” e in latino “gravis” significa proprio pesante: una leggerezza che pesa, insomma. Il suo posto verrà preso da un altro assessore regionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone, nominato già ieri sera. 

L’opposizione è già andata all’attacco: Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro di Alleanza Verdi Sinistra si rivolgono a Cirio: «Non pensi che basti rimettere una delega per cavarsela: non pretendano di far passare come “leggerezza” il fatto di essere stata socia in affari di una famiglia prestanome della mafia, né di non aver dichiarato quella partecipazione societaria. Rimuoverla da vice presidente ma continuare a tenerla al governo della Regione è una farsa indegna, una mancanza di rispetto totale nei confronti dei piemontesi e dell’istituzione: lo scandalo de “Le 5 Forchette S.r.l.” può solo peggiorare, Chiorino non è nelle condizioni di gestire deleghe delicatissime come quelle al Lavoro e all’Istruzione». Parole molto pesanti, che danno l’idea di un clima “gravis” conseguenza di una “leggerezza”.

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