Un’organizzazione criminale con base in Ossola e ramificazioni in tutta la provincia. Un gruppo piramidale con a capo un 25enne residente a Domodossola. Gruppo capace di rinascere dalle ceneri come la Fenice ad ogni colpo inferto dalle forze dell’ordine. Da mesi il nostro giornale, Eco Risveglio, insieme alle forze dell’ordine e agli amministratori locali, anche con un tavolo dedicato al tema, poneva la questione all’attenzione pubblica. Oggi arriva con Nuova Domus un grande risultato. Quattro le persone in carcere e una ai domiciliari. Arresti tra Domodossola e Verbania da parte dei carabinieri. Il capo del “clan” usava i pizzini per comunicare con i sottoposti, per gestire il controllo del territorio. I carabinieri spiegano che sui pizzini, cartacei, erano scritte le indicazioni: orari, luoghi, dove consegnare la droga. A pochi giorni dall’operazione che nel Varesotto, dopo dieci anni di indagini, ha portato allo scacco alla mafia calabrese dominante in provincia, Nuova Domus smantella una rete accusata di spaccio “in concorso”, estorsione, detenzione di armi e furto. Il 25enne, i carabinieri lo definiscono “Dominus” a capo della rete, gestiva il traffico di hashish, marijuana, ecstasy e sigarette elettroniche al THC, attraverso le nuove tecnologie: VPN perché non venisse identificato l’indirizzo digitale, applicazioni criptate, la più nota è Telegram, ma anche Teleguard, Threema, Signal e Potato, gestendo le condizioni di vendita con i clienti e il relativo trasporto tramite corrieri postali o driver.
L’indagine era partita nel dicembre 2024 dopo il sequestro di circa 4 chili di hashish a Ornavasso. All’interno del gruppo, ben strutturato, con compiti precisi per ogni aderente, vigeva una rigida disciplina interna, come un codice. I carabinieri citano ad esempio la ritorsione nei confronti di un autista del gruppo, scoperto dai carabinieri con 2 chili di hashish e 6mila euro in contanti. Sospettato dal gruppo di essere diventato collaboratore con le forze di polizia, è stato attirato in una trappola, aggredito dai “suoi” per farlo parlare e poi, costretto a risarcire il gruppo con 1.500 euro al mese per ripagare i soldi del sequestro.
Sono tutti della provincia i giovani interessati. Sono un po’ più grandi di quelli noti che hanno messo a ferro e fuoco i locali. Non sarebbero gli stessi nomi. Sono del posto, però, e non usano come bassa manovalanza, extracomunitari o immigrati clandestini che hanno bisogno di campare.
Anche questo gruppo, come le facce note, però, non disdegna la violenza, “la ricerca ossessiva del prestigio criminale” spiegano bene i carabinieri del Vco. Per il controllo del territorio il gruppo usa anche armi da fuoco. Ne ha disponibilità. Ormai non c’è neanche più bisogno di andare oltre confine per procurarsele, costano meno nell’hinterland milanese. Altri dati che fanno alzare la guardia sono: “Una struttura organizzativa cementata dall’omertà, dal reciproco sostegno tra i sodali e da una sofisticata capacità di gestione del rischio”. I sottoposti vengono istruiti anche sulle dichiarazioni da rilasciare alle forze di polizia in caso di fermo. Un’organizzazione che gestisce Sim, pagamenti, e molto, moltissimo denaro: auto di lusso, come un’Audi di grossa cilindrata vengono usate da staffetta per il carico di droga.
L’attività investigativa condotta dai carabinieri di Verbania, durata fino alla fine dello scorso anno, ha portato complessivamente a: 20 persone indagate (di cui 3 arrestate in flagranza e 17 denunciate a piede libero che fungevano da driver per le consegne a domicilio); sequestro di oltre 4,2 chili di hashish, 60 grammi di marijuana, 9 pastiglie di ecstasy – MDMA, 27 sigarette elettroniche con THC al 90%; sequestro di 14.000 euro circa in contanti. Nei prossimi giorni il gip procederà agli interrogatori preventivi per altri 12 indagati, la cui posizione è al vaglio per l’emissione di ulteriori misure cautelari. Si ricorda, nel rispetto dei diritti degli indagati e del principio della presunzione di innocenza, che i soggetti coinvolti non possono essere considerati colpevoli sino all’emissione di una sentenza di condanna definitiva.


