Aggiornato al 21 Giugno 2024

Il sindaco di Baveno Monti torna a parlare del piano Ires della Regione che riguarda la sanità. «Sono perplesso, è tutto molto generico e ci sono lacune»

E’ tornato sulla questione della sanità e sul documento Ires presentato nelle scorse settimane dalla Regione Piemonte, il sindaco di Baveno, Alessandro Monti. «Basta la scheda (foto) presentata alla Conferenza dei sindaci – ha fatto sapere il primo cittadino in una nota – per spiegare, meglio di tante parole, cosa significa per il Verbano il progetto che ha in previsione un nuovo ospedale a Domodossola: il ridimensionamento di due terzi del nostro ospedale di riferimento (il Castelli, ndr). Si finanzia con 250 milioni di euro un teorico ospedale nuovo a Domodossola, che diventerà il centro della risposta sanitaria per il Vco, riducendo di due terzi il nostro ospedale di riferimento (si scrive “riordino” il passaggio da 42mila metri quadrati ai 15mila previsti), riducendo a 125 posti letto senza sapere quali reparti rimarranno, se il Dea sarà davvero presente (difficile con questi numeri). Perché nel piano presentato non c’è scritto da nessuna parte se non una generica definizione di “ospedale multi specialistico”, ma senza sapere quali sarebbero i servizi erogati. Terapia intensiva? Chirurgia? Nulla di scritto». Aggiunge Monti: «Ricordo che la popolazione che gravita sugli attuali Dea è di 105mila per quello di Verbania e 63mila per quello di Domodossola, e Verbania intercetta l’80% dei tre milioni di presenze turistiche annue, dati che fanno ben capire la scelta poco sensata che si sta prospettando. Tra l’altro nel documento si scrive della necessità di superare nel medio periodo l’attuale modello basato sull’ospedale unico plurisede, andando verso un modello di sanità basato su un ospedale di riferimento con Dea (che sarà Domodossola) e un ospedale base con pronto soccorso (che sarà Verbania); frasi in aperto contrasto con l’ipotesi poi formulata di mantenere un Dea che abbia la doppia sede sia nell’ospedale nuovo di Domodossola, con tutti i reparti, sia nel Castelli ridimensionato. Per non parlare delle risorse (quali e da dove?) per far tutto ciò e su gli atti concreti che, per ora, dopo due anni e mezzo di parole da parte della Regione stanno a zero (zero delibere, zero atti)». Conclude il sindaco: «Per questo rimango perplesso da un piano generico senza certezze, con moltissime lacune e che indebolisce clamorosamente il sistema sanitario pubblico del Verbano. I cittadini sono d’accordo?».

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