Aggiornato al 22 Febbraio 2024

Ci pensa un ingegnere verbanese a rivoluzionare l’energia

Claudio Spadacini, 52 anni, è un ingegnere verbanese nato e cresciuto a Suna, dove vive tuttora. Dopo aver frequentato il liceo Cavalieri indirizzo classico e il Politecnico di Milano, si è da subito interessato al mondo dell’energia e in particolare alle rinnovabili. In questi mesi un suo rivoluzionario progetto è stato premiato a livello europeo e a fine 2022 la sua azienda, la Società Energy Dome, ha ricevuto ben 17,5 milioni, il massimo disponibile, da Eic Accelerator, uno degli strumenti dello European Innovation Council con cui la Commissione Europea vuole finanziare le Scale-up più promettenti a livello globale. Nessuna società in Italia aveva finora ottenuto tanto. Un grande motivo di orgoglio per Spadacini e per Verbania, tanto che la premiazione è stata sottolineata anche, in una nota, dalla sindaca Silvia Marchionini.

Nonostante la giovane età l’ingegner Spadacini vanta un’esperienza di 25 anni come professionista nel settore dell’energia e dell’imprenditoria, avendo lavorato nel mondo della gassificazione dei rifiuti solidi urbani e in quello delle turbine a gas. Ha fondato infatti due aziende: una nel settore del biogas per la produzione di energia da residui organici e agricoli e, nel 2012 Exergy, che opera invece nel settore geotermico.

Nel 2019 ha lasciato Exergy per intraprendere una nuova avventura, utilizzare le sue conoscenze per risolvere uno dei grandi “problemi tecnici” che riguarda le energie rinnovabili: lo stoccaggio delle energie per superare il problema della continuità energetica che si pone con il solare e l’eolico, che possono avere dei momenti di “latenza” (ad esempio nelle ore notturne o quando, banalmente, c’è poco vento).

«E’ un settore – spiega Spadacini – di cui ho iniziato a interessarmi nel 2019 constatato che il solare e l’eolico si erano dimostrate le tecnologie più in grado di rispondere alla domanda di rinnovabili. Bisognava risolvere però il grosso problema dell’intermittenza e quindi riuscire a rendere le tecnologie più promettenti in grado di poter produrre in continuità o, per lo meno, immagazzinare in rete l’energia da loro prodotta per poi rilasciarla. Lo stoccaggio di questa energia è un tema di cui tutto il mondo si sta occupando. Io sono in questo campo da sempre e, combinando quelle che sono le mie conoscenze ed esperienze, ho avuto l’idea innovativa di utilizzare l’anidride carbonica, la CO2, il che si è tradotto in un brevetto e in una società che ho costituito per realizzare questo tipo di sistema». Dall’idea e dal brevetto è nata quindi la Energy Dome, società fondata a febbraio 2020 con sede a Milano che conta, a oggi, 30 dipendenti. In due anni questa nuova azienda è stata riconosciuta come una delle start-up più promettenti a livello globale, coinvolgendo moltissimi investitori prestigiosi, anche istituzionali: Fondi d’investimento, la banca inglese Barclays, CDP Venture Capital Sgr per citarne alcuni, anche se ulteriori capitali si stanno raccogliendo.

Ma in cosa consiste l’innovativo progetto portato avanti dalla società di Spadacini? «Riguarda, semplificando, la costruzione di una grande batteria a CO2: il concetto è di potenziare l’utilizzo delle energie rinnovabili, principalmente solare ed eolico, riducendo la dipendenza da combustibili fossili e nel contempo arginare l’effetto serra, immagazzinando col il nostro sistema CO2 Battery l’energia prodotta da sole e vento per essere poi rilasciata quando non c’è produzione». Fino ad ora, infatti, l’energia rinnovabile non utilizzata andava persa. Come accade in Sardegna, Sicilia, California, dove nelle ore centrali della giornata si registra un esubero dell’energia prodotta che non è trattenuta. «Idea e obiettivo di Energy Dome è assorbire e accumulare il prodotto dalla rete quando questa è in eccesso o costa poco e restituirla quando serve».

Questo sistema è un circuito chiuso e totalmente sicuro, che non rilascia nessun agente inquinante in atmosfera e porta a diminuire l’uso di energia da fonti fossili realizzando la tanto auspicata  transizione energetica e la decarbonizzazione del mercato dell’energia. Ma per quando è previsto l’arrivo sul mercato? «Abbiamo realizzato un impianto dimostrativo commerciale in Sardegna già attivo sul mercato energetico nazionale. Prevediamo di avere il primo impianto completamente commerciale pronto a metà 2024 per poi avviare la produzione su larga scala. Abbiamo richieste da tutto il mondo a partire dagli Stati Uniti, al Medio Oriente, India, Europa e Italia». Quello che è importante specificare è che si tratta di una tecnologia pensata non per il fotovoltaico domestico ma a uso industriale per centrali di grandi dimensioni.

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