Aggiornato al 21 Febbraio 2024

Il critico letterario Piero Dorfles al salone del libro della Fabbrica di Carta

Ad inaugurare il salone del libro de La Fabbrica di Carta di Villadossola è stato il noto critico letterario Piero Dorfles, che partendo da un verso della Divina Commedia di Dante, ha iniziato una riflessione sulla nostra lingua e su come essa si sia evoluta: «Il verso della Commedia “Ed elli avea del cul fatto trombetta” è l’emblema della rivoluzione operata da Dante scrivendo la sua opera fondamentale. Si tratta della prima copia di volgare di grande portata. Naturalmente con il termine volgare si fa riferimento ai dialetti locali parlati in tutta Italia che non erano in latino. Tali dialetti avevano una capacità espressiva che il latino aveva perso: non rappresentava più quello che era il mondo in cui viveva in quel momento il Paese. Dante ha scelto di usare gli strumenti per parlare ad un pubblico molto più vasto di quanto avrebbe potuto fare scrivendo in latino e quindi di aprirsi ad un concetto nazionale della lingua. Nel De vulgari eloquentia, trattato scientifico sull’uso della lingua, Dante afferma di voler un volgare illustre, cioè un volgare che non solo possa essere capito da tutti, ma che possa raggiungere lo status di lingua aurea: la lingua della classe dirigente. Con questa scelta, Dante ha finalmente eliminato la separazione storica tra chi parlava latino e chi non lo parlava: tra le élite ed il popolo. La domanda che oggi dobbiamo farci è se continuiamo ad utilizzare al meglio quelle che sono le parlate comuni e quotidiane. Se la lingua che usiamo abitualmente ha la stessa capacità di aprire a tutti una visione nuova e più profonda delle cose». (Articolo completo su Eco Risveglio in edicola)

 

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