Aggiornato al 22 Aprile 2024

Dona il midollo mentre si trova in Australia. Gesto di generosità di un omegnese

«Siamo angeli con un’ala soltanto e riusciremo a volare solo restando l’uno accanto all’altro»: è una delle frasi più significative della canzone “Supereroi” di Mr Rain, grande protagonista allo scorso Sanremo. Forse non sarà un supereroe ma sicuramente Riccardo Galbiati, 35enne di Omegna, si è dimostrato un ragazzo speciale. Classe 1986, nel 2013 ha deciso di iscriversi nel registro dei donatori di midollo osseo rivolgendosi alla sezione locale dei donatori. Una decisione presa sull’onda dell’emozione dopo avere perso degli amici a causa della leucemia. Un’iscrizione fatta sperando di potere dare, un giorno, il suo contributo per salvare un’altra vita. All’improvviso nel 2023, dieci anni dopo l’entrata nel registro Ibmdr, quel giorno per lui è arrivato. Solo che Riccardo in quel momento, quando è stato chiamato dalla responsabile verbanese del Centro donatori Irene Paolucci, non si trovava più in Italia, ma in Australia, dove si era dovuto trasferire per lavoro oltre un anno fa. I supereroi però hanno mille risorse e la cosa straordinaria di questa storia è che nonostante fosse ad oltre 13mila chilometri da casa e a 12 ore di fuso orario, la donazione si è potuta fare ugualmente. Potenza delle nuove tecnologie e della globalità della rete trapiantologica, che ha consentito di prelevare in Australia il midollo osseo ad un donatore italiano e di trasportarlo tramite un volo transoceanico in un altro paese, dove è andato a salvare la vita di un anonimo ricevente. Il primo contatto, che informava in merito alla possibilità di donare una volta accertata la compatibilità tra il donatore ed ricevente, era stato a novembre dell’anno scorso. «Quando mi hanno comunicato che avrei potuto donare il midollo ho avuto una serie di reazioni contrastanti – racconta Riccardo -. Da un lato ero felice di potere dare il mio contributo per salvare una vita, dall’altro lato avevo un po’ di timore ad eseguire questo trattamento così lontano da casa, in un ambiente a me non troppo familiare. Non ero mai entrato infatti in un ospedale in Australia e non sapevo nemmeno se la mia assicurazione avrebbe coperto gli eventuali costi. Nel contempo mi sarebbe dispiaciuto non potere donare solo per il fatto di essere lontano da casa». Fatti i dovuti accertamenti si è scoperto che la donazione si poteva fare. «Quando l’ho saputo mi sono sentito felice ed orgoglioso – prosegue il 35enne cusiano -. E, devo ammetterlo, anche un po’ spaventato». Già, perché anche i supereroi qualche volta hanno paura: una reazione umana e forse per questo ancora più speciale. «Grazie però alla mia ragazza e alla mia famiglia, che mi sono stati sempre accanto durante tutto il percorso, non ho avuto problemi a proseguire» aggiunge. Ora Riccardo vuole rivolgere un messaggio alla persona che ha contribuito a salvare: «Dovunque tu sia, buona fortuna. Spero che ti sia utile. Grazie alla mia fidanzata, alla mia famiglia e a tutti quelli che fisicamente e spiritualmente sono stati con me in questo momento. È stato un piacere ed un onore essere parte di questa battaglia».

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