Trovato morto all’Alpe Camasca il cercatore di funghi disperso. La lettera accorata di un soccorritore

Era stata attivata poco prima delle 19 di ieri, mercoledì, la stazione di Omegna del Soccorso alpino per la ricerca di un cercatore di funghi. La mattina si era recato nella zona dell’Alpe Camasca (Quarna Sotto), senza fare ritorno dalla famiglia, che a quel punto aveva lanciato l’allarme. L’uomo, Ernesto Quargentan del 1941,  un villeggiante originario di Malnate (Varese) che si trovava a Campello, è stato trovato senza vita in fondo ad un dirupo. Per le ricerche è stato determinante l’utilizzo dell’Imsi Catcher in dotazione al Sagf. All’operazione hanno partecipato gli uomini del Cnsas, i Vigili del fuoco, il Sagf e la Protezione civile locale.

A pochissimi giorni dall’inizio della stagione dei funghi sono già stati diversi gli interventi per il soccorso e la ricerca dei fungiat”. A tale proposito ospitiamo la lettera di un soccorritore della valle Vigezzo.

“Gentile Direttore, scrivo queste righe con le mani ancora sporche di terra e il cuore pesante, al termine di una delle tante giornate passate nei boschi della nostra Valle. Giornate in cui noi volontari del Soccorso Alpino lasciamo il lavoro, le famiglie e i nostri affetti per correre a cercarne altri. Affetti che, troppo spesso in questa stagione, non riusciamo a riportare a casa vivi. Oggi ho visto da vicino il prezzo reale di una distrazione, di una scivolata in un canale impervio. Ho visto l’attesa straziante di una famiglia, quel briciolo di speranza che si spegne sul volto di una moglie e di due figlie nel momento in cui viene data loro la tragica notizia. È un dolore muto, devastante, che ti entra dentro e che nessun soccorritore, per quanto addestrato, riesce a dimenticare facilmente. Ogni anno, con l’inizio della stagione dei funghi, assistiamo alla stessa identica scena. Sentiamo ripetere le stesse frasi: “Ma io quel bosco lo conosco”, “Vado lì da trent’anni”, o il classico, micidiale “A me non succede”. La verità è che il bosco non fa sconti a nessuno. La montagna è bellissima, ma nasconde insidie spietate sotto un tappeto di foglie umide. Basta un passo di dieci centimetri fuori dal sentiero, una calzatura non adatta, o la fretta di raggiungere quel canalone scosceso per scivolare senza avere più la possibilità di fermarsi. La “febbre del fungo” oscura la percezione del pericolo, fa dimenticare che l’erba bagnata del mattino è come una pista di ghiaccio. Non siamo qui per fare retorica o per vietare a nessuno di godersi la montagna. Siamo qui per fare un appello accorato alla responsabilità. Quando decidete di sporgervi su un crinale pericoloso, quando scegliete di non dire a nessuno dove state andando per mantenere il “segreto” sul vostro posto preferito, fermatevi un secondo. Guardate in basso e poi pensate a chi vi aspetta a casa la sera. Pensate agli occhi dei vostri figli, dei vostri coniugi, dei vostri nipoti. Chiedetevi se quel cesto di porcini vale davvero il loro pianto, la loro vita spezzata, il loro eterno rimpianto. Vi preghiamo con il cuore in mano: lasciate a casa l’orgoglio del veterano. Usate scarponi alti e adatti, non andate mai da soli, comunicate la vostra posizione e, soprattutto, sappiate rinunciare quando il terreno si fa troppo ripido. Nessun fungo al mondo, nessuno, varrà mai il prezzo di una vita umana. Aiutateci ad aiutarvi”.

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