Aggiornato al 14 Aprile 2024

Complotto contro Lista? Sono stato io

Caro Antonio Lista,
ho appena finito di leggere la tua lettera sull’Eco-Risveglio in cui ti lamenti di non aver ricevuto nemmeno un voto al concorso “Personaggio della cultura ossolana” indetto dal settimanale e ho ancora le lacrime agli occhi.
No, non sono lacrime per le risate che mi sono fatto – ci mancherebbe altro! Non sono nemmeno lacrime di compassione, di cui non hai certo bisogno. Sono lacrime di pentimento.
Sono un pentito convinto e pertanto mi sento in dovere di fare pubblica ammenda.
Com’è possibile, ti sei chiesto, che un intellettuale come te, che insegna all’Università della terza età, scrive sui giornali, collabora alle tv locali, tiene rubriche culturali alla radio, organizza eventi ecc. ecc. non abbia ricevuto nemmeno un voto? La risposta te la do io. Li ho fatti sparire io i tuoi tagliandi. E non solo. Ho acquistato per settimane ben 400 copie dell’Eco-Risveglio nelle edicole della Bassa Ossola dove risiedo per spedire i tagliandi del concorso con il mio nome, tanto è vero che gli affezionati lettori pensavano che il giornale fosse andato in ferie anzitempo.
Tutto è nato quando una ‘talpa’ annidata negli uffici dell’Eco mi ha avvisato che erano arrivati 25 tagliandi con il mio nome. Sulle prime mi sono sentito lusingato: venticinque lettori che votano per me! Come i famosi venticinque lettori del Manzoni! Ma subito dopo sono venuto a sapere che per te, di tagliandi, ne erano arrivati ben 50! Cinquanta tagliandi! Il doppio! Da quel momento non ho avuto più pace. Memore della singolar tenzone che ingaggiammo nei corridoi del liceo “Spezia” e che è durata vent’anni, ho deciso che dovevo fare qualcosa, e così ho cominciato a comprare tutte le copie disponibili dell’Eco-Risveglio. Ma non è finita qui. Non potevo sopportare l’idea di vedere il tuo nome in quell’elenco, sebbene molto distaccato dal mio, così mi è venuta un’idea ancora più diabolica. Mi sono procurato le chiavi degli uffici del giornale (tutto ha un prezzo, a questo mondo) che ho usato quella stessa notte, come i ladri, per far sparire tutti i tuoi tagliandi… meno uno. “Lasciamo almeno quello che si è spedito lui”, pensavo. Ma poi sono tornato indietro e ho buttato anche quello nel water.
E così ho fatto ogni settimana.
Ma c’è di più. Ti ricordi quando, anni fa, fosti trombato alle elezioni amministrative? Ebbene, riuscii a corrompere gli scrutatori. Li convinsi io, nel momento dello spoglio dei voti, a non dire “voto per Lista”, ma “voto di lista”, e così tutte le tue preferenze andarono perdute…
In fondo, si trattava di un semplice cambio di preposizione!
Ma prima di concludere questa mia pubblica confessione, voglio che tu sappia un’altra cosa, a proposito della lettera al veleno pubblicata con la firma di Silvana Pirazzi, che tu citavi nella tua lamentazione. L’ho scritta io, quella lettera. All’inizio firmai con il mio nome e cognome ma poi, preso da un accesso di vigliaccheria, cominciai a modificare la mia firma. Per il nome non c’erano problemi, mi bastò aggiungere una gambetta alla fine, togliendola alla R del cognome, che così diventò una P; poi lasciai le due zeta al loro posto, misi una ‘i’ di qua, tolsi una ‘o’ di là, alla fine una bella sbianchettata… et voilà! Il gioco era fatto! “Se questo è un peccato, anche questo confesso”, direbbe Terenzio (Andria, Atto I).
Adesso che conosci tutta la verità mi sento alleggerito.
Mi perdonerai? Da te non mi aspetto di certo un Ego te absolvo, ma, conoscendoti, un “Ego”, te absolvo!
Se però, dopo tutto quello che ti ho scritto, meditassi qualche vendetta, sappi che ci ha già pensato la Fornero. Infatti, quest’anno ho raggiunto quella fatidica “quota cento” che mi avrebbe consentito di andare in pensione dopo 40 anni di servizio. Invece la signora Fornero mi ha fatto sapere, con garbo, che la mia pensione la vedrò, salvo nuovi ritocchi, fra tre anni! Quale vendetta potrebbe essere peggiore? La Fornero abita poco lontano dalla tua Biella. Che ci sia il tuo zampino, o sulfureo Lista?
Cordialmente

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