Aggiornato al 27 Maggio 2024

Parricidio, un coltello l’arma del delitto

Ha passato una notte tutto sommato tranquilla nel carcere di Pallanza Danilo Tosi, il 48enne che ieri – martedì 9 settembre – ha ucciso il padre Gianni (nella foto), 78 anni, nell’appartamento in cui vivevano a Renco, frazione di Verbania. Tosi è stato portato in cella dopo essere stato interrogato all’interno del comando provinciale dei Carabinieri.

Un interrogatorio che però si è rivelato inutile: al sostituto procuratore Nicola Mezzina e ai militari dell’Arma l’uomo è apparso completamente incapace di dare risposte su quanto commesso poche ore prima. Una conferma del precario stato di salute psichica del 48enne, che però non era attualmente in cura: al reparto di Igiene mentale dell’ospedale di Verbania il suo nome era registrato e in passato aveva avuto alcuni episodi di violenza, seppur ovviamente mai così gravi, ma per l’appunto non stava seguendo alcuna terapia.

I suoi problemi sarebbero iniziati 10 anni fa, quando perse il lavoro: lì fu colpito da uno stato depressivo che forse è degenerato e l’altro giorno è sfociato in quello che appare come un raptus di follia scatenato dall’ennesimo litigio con il padre per motivi “domestici”, avvenuto in cucina subito dopo pranzo: Danilo Tosi ha preso un coltello (e non un paio di forbici come creduto inizialmente) e si è avventato contro il padre, colpendolo ripetutamente alla testa e lasciandolo a terra, senza vita, in un lago di sangue.

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