Aggiornato al 13 Aprile 2024

Omicidio Macchi, Binda era al liceo ad Arona: il ricordo di un professore

“Stefano Binda? E’ stato mio alunno, era un ragazzo sveglio, vivace, abbastanza intelligente. A scuola non era il primo della classe, ma in matematica se la cavava.” L’aronese Sandro Bottelli, professore di matematica al liceo classico Pietro d’Anghiera di Arona e poi al liceo acientifico anche a Borgomanero, si ricorda bene dello studente che, a distanza di 29 anni, è stato accusato del delitto di Lidia Macchi, l’ex compagna del liceo di Varese, che aveva frequentato prima di trasferirsi a quello di Arona.
La giovane fu uccisa a coltellate il 5 gennaio 1987 quando Binda aveva 19 anni e stava concludendo i suoi studi, essendo stato bocciato a Varese, ed è stato arrestato nel fine settimana, anche se nega i gravissimi addebiti. Bottelli, che è anche giornalista e appassionato podista (come sanno i lettori di Eco Risveglio), aggiunge: “Mi ricordo che ai colloqui periodici per chiedere sullo studio del figlio veniva sempre la madre. Certo, quando ho saputo la notizia sono rimasto stupito e sconvolto nel sapere che a distanza di 30 anni fosse proprio lui l’autore di quel efferato delitto di cui parlarono tutti i giornali e di cui anche ben presto tutti si dimenticarono. Binda, che andava discretamente in matematica, poi si era iscritto a filosofia alla Statale di Milano.”

Bottelli lo incontro’ di nuovo due anni dopo la maturità, in un contesto sportivo : “ Partecipavo ad una mezza maratona estiva di corsa campestre a Besozzo, un hobby che ho ancora tutt’ora a 75 anni, e ritrovai la madre che aiutava gli organizzatori per la distribuzione di acqua e tè caldo al traguardo. Mi saluto’ e mi disse che anche Stefano partecipava alla gara. E lo rividi’ li’. Scambiai due parole, mi disse che aveva intrapreso gli studi di filosofia e che scriveva poesie.”
Proprio la passione per lo scrivere è stato un hobby fatale al presunto assassino. Infatti proprio una poesia anonima, inviata dal presunto killer alla famiglia della vittima alcuni giorni dopo l’omicidio, è la “prova regina” con cui si sono basati gli inquirenti per approdare al presunto omicida, vissuto negli ambienti di Comunione e Liberazione. Una poesia con dettagli che solo il killer poteva conoscere.

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