Aggiornato al 18 Aprile 2024

Addio a Renato Bialetti, “omino coi baffi”

E’ deceduto a 93 anni ad Ascona, nel Canton Ticino, Renato Bialetti. Figlio di Alfonso, inventore nel 1933 della moka, nel Dopoguerra ne lanciò il marchio complice anche la fortunata pubblicità di Carosello legata all’omino coi baffi, figura ispirata proprio a Renato. Negli anni Ottanta aveva ceduto l’attività di famiglia.
I funerali martedì 16 alle 15 nella chiesa di Montebuglio.

LA STORIA DELLA BIALETTI
Alfonso Bialetti originario del Cusio era emigrato in cerca di lavoro a Parigi, dove poté apprendere le conoscenze delle tecniche di fusione in conchiglia. Al suo ritorno a Crusinallo, nel 1919, fondò la Alfonso Bialetti&C, un’officina per la produzione di semilavorati in alluminio. Qui mise a punto una caffettiera in cui il principio di funzionamento era diverso dalla “Napoletana” allora in voga, dove invece l’acqua ascendeva compressa in un tubo e spinta dal vapore attraverso il caffè. Gli anni ‘50 videro l’azienda effettuare importanti investimenti in campo pubblicitario, così che nel 1952 venne creato il celebre “Omino con i baffi” disegnato da Paul Campani (ispirato a Renato che dal Dopoguerra era diventato un punto di riferimento nella gestione aziendale) che dal 1958 divenne protagonista negli spot Bialetti di Carosello. Con la morte di Alfonso Bialetti, nel 1970, l’azienda fu totalmente gestita dal figlio Renato. Venne ampliata la gamma di caffettiere in produzione e leggermente modificato il design della Moka, mentre nel 1952 venne avviata la costruzione di un nuovo stabilimento.
Tale costruzione è tuttora un edificio simbolo per le norme igieniche e per la perfetta organizzazione del lavoro e rappresenta un vero esempio di razionale architettura industriale di quel periodo. In quegli anni la Moka Espress era commercializzata in Germania, Austria, Inghilterra, Svizzera, Francia, Paesi Scandinavi, Stati Uniti, Canada, Australia, Centro America, Cuba, Antille e Sudafrica, come pure negli anni ‘60 la produzione era arrivata a 6.000 pezzi giornalieri. Ma, a partire dagli anni ’70, per la Bialetti
cominciarono i primi segnali di crisi causati dalla concorrenza dei produttori di caffettiere economiche che si svilupparono in quel periodo. Nel 1986 la Bialetti, che aveva 200 dipendenti e un fatturato di 20 miliardi di lire, venne ceduta alla Faema che ne rilevò l’intero capitale. Poi dopo una serie di passaggi di proprietà il marchio chiuse lo stabilimento di Crusinallo nel 2010.
Uno studio recente ha dimostrato che il 90% delle famiglie italiane possiede una caffettiera Bialetti. E rcecentemente il premier Renzi ne ha regalato un esemplare all’amministratore della Apple Tim Cock, quale simbolo del design italiano.

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