Aggiornato al 17 Aprile 2024

Frontalieri, accordo fiscale fuori dal trattato italo-svizzero

Sono un centinaio le persone che hanno aderito ieri all’invito svolto dal Partito democratico a prendere parte ad un momento di dibattito sull’accordo tra Italia e Svizzera. L’evento cannobiese coordinato da Domenico Mugnano rappresentante del circolo PD dell’alto Verbano ha visto l’adesione dell’onorevole Enrico Borghi, di Aldo Reschigna, di Stefano Costa, Antonella Trapani, Mirko Dolzadelli per ragionare dell’accordo tra Roma e Berna. Presenti anche diversi amministratori locali e sindaci. “il trattato del 1974 non appartiene piu’ al mondo d’oggi e va cambiato” ha esordito l’onorevole Borghi.

“I frontalieri vanno meglio tutelati” ha evidenziato ricordando alcuni atteggiamenti posti in essere dal Canton Ticino come la campagna “bala i rat” ed ancora il blocco dei ristorni e gli atteggiamenti discriminatorio dell’UDC elvetico. Tra le innovazioni dell’accordo italo-svizzero Borghi ha fatto presente come l’accordo fiscale riguardante i frontalieri non sarä contenuto nel Trattato ma oggetto di legge italiana.
“Siamo contrari ad una quota di lavoratori frontalieri”. Il parlamento potrà dunque presentare delle mozioni e modificare alcuni aspetti dei futuri accordi. Sempre l’onorevole Borghi ha ricordato come il prossimo 13 aprile si svolgerà un incontro presso l’ambasciata Svizzera di Roma. L’accordo fiscale sarà tolto dal trattato internazionale, come invece vorrebbe la parte elvetica. “siamo per un’eliminazione della differenza dei famosi venti chilometri ed un innalzamento della franchigia” commenta Borghi che aggiunge “ci sono le condizioni per la realizzazione di uno statuto dei frontalieri”. Rivolgendosi agli amministratori ed ai sindaci presenti tra i quali Giandomenico Alnertella Borghi ha detto “I Comuni dovranno conservare l’attuale quota generata dal ristorno tasse attraverso nuove forme ma detta somma dovrà essere garantita anche eventualmente con l’intervento dello Stato a seguito della nuova tassazione”.
Sempre Borghi ha fatto presente la necessitä della creazione di un fondo per l’area di confine eventualmente sostenuto da maggiori getitti generati in fase della sottoscrizione di nuovi accordi. Dolzadelli ha ricordato come “siamo oggi in una nuova fase storica che vede piu’ opportunità che preoccupazioni, preoccupazioni che condivido anch’io”.

Intorno al tema dei lavoratori frontalieri, oltre sessantamila in Canton Ticino, si parla molto ed oggi ci sono le condizioni per un cambiamento “abbiamo creato un tavolo al ministero del lavoro su questo tema, oggi è inevitabile che la tassazione del lavoratore frontaliere sarä elevata e destinata a mutare, ci vuole maggiore equità”.

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