Aggiornato al 21 Giugno 2024

Testamento biologico, via libera al registro a Verbania

Approvato intorno all’una di questa notte il regolamento che di fatto istituisce a Verbania il registro per il testamento biologico. Più di due ore di discussione che hanno portato all’approvazione con i voti della maggioranza (Pd-Lista Civica) e di Sinistra Unita, Lega nord e 5 Stelle (di cui sono stati respinti però tutti gli emendamenti) e i voti contrari del resto della minoranza. «Sono passati otto mesi da quando la giunta ha proposto questo tema che riteniamo importante – ha spiegato il sindaco Silvia Marchionini – ma ci tengo subito a chiarire che non stiamo parlando di eutanasia ma della possibilità di poter esprimere cosa vogliamo fare della nostra esistenza e della sua conclusione rispetto ai trattamenti sanitari. Ed è comunque una dichiarazione che potrà in qualsiasi momento essere rivista e corretta». Potranno registrare le proprie volontà di fine vita soltanto i residenti del Comune di Verbania che dovranno consegnare una lettera, controfirmata da uno o più fiduciari, all’ufficio anagrafe. «Di fatto ripetiamo un’esperienza che è già stata attivata in circa 100 comuni italiani». «Ad oggi questo regolamento non ha alcuni valore legale e il medico non ha il dovere di rispettarlo ma è comunque un segnale importante – ha detto il 5 Stelle Roberto Campana – con la speranza che possa prima o poi essere colmato un vuoto normativo». «E’ un provvedimento estremamente politico e un fatto di civiltà» ha aggiunto il comunista Vladimiro Di Gregorio. «Diamo così un segnale politico al parlamento – le parole di Greta Moretti del Pd e della Consulta laica – che su questi temi si sta ancora muovendo a piccolissimi passi». «Le reali priorità di un paziente alla fine della propria esistenza sono altre» ha spiegato invece Damiano Colombo di Ncd dopo aver letto a palazzo Flaim un lungo documento sottoscritto da 50 verbanesi contrari al regolamento: «L’uomo non può disporre di se stesso lo diceva Kant e l’aspetto era stato colto anche da Aristotele. Siamo preoccupati – ha concluso Colombo – di questa scelta». (foto archivio)

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