Aggiornato al 5 Dicembre 2023

Scoperta maxi evasione di aziende di Verbania

Non presentavano dichiarazioni dei redditi, non versavano l’Iva cifre a 6 e 5 zeri. E con le loro società riuscivano così a praticare ribassi nelle gare e ad aggiudicarsele. Ma la Guardia di Finanza ha scoperto la frode di due società verbanesi.

“Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle della Compagnia di Verbania, nell’ambito dei servizi svolti in materia di tutela delle entrate dello Stato, hanno concluso due verifiche fiscali nei confronti di due società a responsabilità limitata, con sede in Verbania (di cui non sono stati forniti elementi da parte della Gdf per poterle identificare, ndr), operanti nel settore dei servizi di pulizia presso enti pubblici e privati. Dal 2012 ad oggi le società si sono susseguite nell’attività (la prima ha operato sino al 2013, l’altra fino al 2015) emettendo fatture ai loro clienti ed elaborando la documentazione contabile obbligatoria per legge, senza presentare alcuna dichiarazione ai fini dei redditi e dell’IVA nelle ultime annualità di effettivo svolgimento dell’impresa.

Il servizio ha permesso, attraverso la ricostruzione del volume d’affari per ciascun anno d’imposta e per singola società, di portare alla luce importi fatturati complessivamente per oltre 6.358.401 euro, di cui circa 756.424,40 euro a titolo d’Iva percepita dai clienti, ma non versata all’Erario.
I vari soggetti organizzatori di questo complesso sistema di frode – prosegue la nota della Finanza del Vco -, mediante l’utilizzo di entrambe le società, partecipavano anche a gare pubbliche d’appalto offrendo i ribassi più convenienti ed assicurandosi una pluralità di contributi pubblici in danno di tutti gli altri soggetti economici partecipanti. Nell’imminenza del versamento delle imposte, ponevano la società in liquidazione, senza la presentazione delle dichiarazioni annuali dei redditi e trasferivano con compravendite, formalmente corrette, tutto il patrimonio nella nuova società a responsabilità limitata che subentrava in tutti i contratti con enti pubblici e privati e ne ereditava altresì la sede legale, le unità operative ed il personale dipendente. La prima società sul quale restava il debito tributario veniva formalmente trasferita in Sardegna nel tentativo di farne perdere le tracce e veniva abbandonata in una situazione prefallimentare, mentre l’impresa proseguiva con la costituenda società sempre riconducibile ai medesimi soci ed amministratori. Nel patrimonio delle società attraverso le quali è stata posta in essere questa truffa vi sono anche una Porsche e due beni immobili situati in Arzachena (SS) in Sardegna, oltre una serie di autovetture.

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