Aggiornato al 18 Luglio 2024

Dopo la morte di un medico di Varese interviene lo Smi

«Si chiamava Roberto Stella, 67 anni, medico di famiglia e presidente dell’Ordine dei medici di Varese, morto oggi per infezione di Coronavirus». Questo l’incipit del comunicato stampa diramato ieri in tarda serata dai dottori del Vco che aderiscono allo Smi, Sindacato medici italiani, che include medici di base e continuità assistenziale (ex guardia medica). «Era uno dei tanti medici che in questo momento sono in prima linea – si legge – a fronteggiare un’emergenza epocale definita dall’Oms, pDopoandemia. Uno dei tanti che quotidianamente affronta questa emergenza senza che nessun ente preposto gli abbia mai fornito i più elementari presidi per la sicurezza della salute dei pazienti e degli stessi medici. Medici di famiglia che lavorano senza aver mai avuto una mascherina, un paio di guanti, un camice protettivo, disinfettanti, ma solo inutili parole. Gli stessi che fino a pochi  giorni fa tacciavano i medici e gli Ordini che li rappresentano, di fare politica, ora abbondano in lodi sperticate abdicando al loro ruolo politico di finanziare adeguatamente la sanità pubblica». Gli stessi medici dello Smi denunciavano, nel 2018, che in dieci anni di tagli alla sanità pubblica erano stati persi 70mila posti letto con un rapporto di 3,7 per mille per abitante, contro il 6 della Francia e l’8 della Germania. «Questa epidemia – si legge ancora – mostra infatti la centralità della sanità pubblica, l’unica a dare risposte a tutte le patologie e a tutti i cittadini, anche nei momenti più critici come questo, e i limiti della sanità privata accreditata, tanto in voga anche dalle nostre parti, non in grado di dare un adeguato contributo all’attuale emergenza». E’ chiaro che il riferimento è all’ampliamento, in numero e dimensione, delle strutture private che si sono realizzate negli anni nel Vco, andando a colmare i vuoti, meglio, a far fronte alle lunghe liste di attesa, spesso fuori legge secondo i parametri regionali, a causa delle carenze della sanità pubblica. L’Asl Vco ha più volte spiegato che il dato dipende dall’impossibilità di trovare medici disponibili a ricoprire incarichi nella provincia. Da alcuni sindacati si è levata, quindi, la voce, che vede i medici “in fuga” dal Vco, perché oberati di lavoro – data la scarsità di medici presenti – e perché costretti a ruotare su tre diversi presidi. La soluzione, dicono i sindacati, sarebbe aprire le università di medicina a tutti, e rilanciare la sanità pubblica, evitando l’uso di “gettonisti” che costano al sistema sanitario e non consentono il radicamento sul territorio, con tutto quel che ne consegue. Anche sui medici di base sono molte le voci inascoltate che si sono levate negli ultimi anni, con un numero sempre crescente di mutuati e molti, troppo medici di base che non sono stati sostituiti dopo la pensione, soprattutto in zone di montagna. Stesso discorso per le ex guardie mediche chiamate a coprire territori sempre più vasti. «Mai come adesso – scrivono dallo Smi – è evidente che c’è chi di politica vive e chi di politica muore».

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