Aggiornato al 23 Aprile 2024

L’ultimo saluto a Simone Lavarini, il bracchiese che si era trasferito a Londra

È morto martedì 21 febbraio a Londra, la città dove si era trasferito da giovanissimo, Simone Lavarini, classe 1921, bracchiese doc.  A tracciarne un ricordo affettuoso è il cugino Riccardo Agnesina. «Simone era partito quando era molto giovane da Bracchio; in un primo momento era andato in Francia, ma poi si era trasferito a Londra, la meta che si era prefissato. Qui faceva il cameriere e proprio a Londra aveva conosciuto la donna che poi aveva sposato, Angelina, chiamata Lina, originaria della Sicilia. Con la moglie aprì il primo ristorante e poi a seguire tutti gli altri della catena, in tutto sono una quindicina che adesso vengono mandati avanti dai suoi tre figli, Luigi, Stefano e Riccardo. In uno dei suoi locali, qualche anno fa, venne anche girato il film “Spaghetti House”. Simone non dimenticò mai le sue origini bracchiesi e ogni volta che poteva scappava via da Londra tornava a Bracchio, dove possedeva ancora una grande casa con tanto terreno. Lui amava gli alberi e quando veniva non mancava mai di piantarne qualcuno. Sua moglie è mancata due anni fa e lui, da quando è scoppiata la pandemia da Covid, non era più venuto. Non mancava mai alla festa di Vercio in estate dove saliva sempre a piedi; solo negli ultimi anni andava con l’elicottero, e alla festa di gennaio del Gesù Bambino. Subito dopo però tornava a Londra perché proprio in quel periodo andava a caccia in Scozia con il principe Filippo, il consorte della regina Elisabetta. Nel 2006, quando la regina compì 80 anni, fece realizzare dei vasi di terracotta con lo stemma reale e le iniziali della regina, e ordinò a un floricoltore di Bracchio 10 vasi di calle che aiutai anche io, con un camion, a portare in Inghilterra nella tenuta estiva dove anche Simone aveva una casa. Con questo gesto volle portare un pezzo della sua terra tanto amata alla regina. Di lui ci sono tante cose da dire, ad esempio è stato insignito del titolo di Commendatore dal presidente Saragat, e non va dimenticato che per il suo paese è sempre stato un grande benefattore. Non ha mai smesso di parlare il dialetto di Bracchio e lo ha insegnato anche ai suoi figli. Quando ci sentiamo con Riccardo, che porta il mio stesso nome, mi dice sempre “Ciao cuss” che significa proprio ciao cugino. Nella sua casa di campagna coltivava personalmente le verdure che poi utilizzava in alcuni dei suoi ristoranti, forse gli ricordava l’aria del suo paese dal quale non si è mai separato anche se era lontano». Nelle prossime settimane, non appena i figli avranno sbrigato le pratiche burocratiche, le urne con le ceneri di Lavarini e di sua moglie Lina verranno portate a Bracchio e deposte nella tomba di famiglia per riposare, come ha sempre desiderato, nel paese natale che tanto ha amato.

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