Aggiornato al 28 Febbraio 2024

In Anzasca sequestrate trappole da caccia illegali, munizioni e fauna selvatica. Due persone denunciate

Gli sviluppi dell’inchiesta anti bracconaggio in valle Anzasca ha portato gli uomini dei Carabinieri forestali a denunciare due persone per vari supposti reati e al sequestro di diverso materiale ritenuto illecito. I militari di Piedimulera e Macugnaga hanno effettuato perquisizioni domiciliari in immobili nella disponibilità di persone, a detta degli inquirenti, già coinvolte in casi di caccia vietata in quanto avvenuta durante orari notturni ed in periodi di “silenzio venatorio”. In casa di un 24enne di Bannio Anzino i militari hanno fatto sapere di aver rinvenuto oltre 60 proiettili, alcuni inesplosi ed alcuni esplosi, mai denunciati, e due tagliole metalliche da impiegare per battute di caccia non consentite, mentre due tagliole in ferro sono state rintracciate nell’abitazione di un 45enne di Ceppo Morelli. «Nell’azienda di rivendita al pubblico di prodotti alimentari gestita da quest’ultimo – aggiungono i militari – sono stati inoltre rinvenuti alimenti e carni scaduti o privi delle indicazioni di rintracciabilità obbligatorie. È stata in aggiunta rinvenuta una faina congelata, presumibilmente destinata a procedura di imbalsamazione illecita in quanto l’animale rientra tra le specie non cacciabili e risulta tutelato dalla Convezione di Berna sulla conservazione della vita selvatica. È stato infine recuperato un cartello di proprietà della Provincia del Vco che indica la presenza di un’Oasi di protezione ed attestante il connesso “Divieto di caccia”. Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro convalidato dall’autorità giudiziaria». I presunti reati di cui dovranno rispondere i due denunciati, oltre al supposto reato di caccia in periodo non consentito, sono quelli di detenzione non autorizzata di munizione di armi da sparo, detenzione di strumenti di caccia vietati e detenzione illecita di fauna selvatica. I militari hanno anche comminato sanzioni amministrative per un importo pari a circa 20mila euro per la detenzione ed esposizione in vendita di prodotti scaduti o privi di rintracciabilità alimentare. 

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