Aggiornato al 27 Maggio 2024

«Schengen sospeso ma non qui»

Il trattato di Schengen, firmato nel 1985 da 27 Paesi europei, che consente la libera circolazione in Europa, è stato sospeso. Dal 21 ottobre i controlli alle frontiere sono stati ripristinati a causa del conflitto tra Israele e i terroristi di Hamas, per i timori di infiltrazioni attraverso la “rotta balcanica”. Il provvedimento durerà fino al 31 ottobre con la possibilità di essere prorogato. Berna, tuttavia, non intende introdurre per il momento controlli più severi alle frontiere con l’Italia. «Allarme frontiere per ora escluso – commenta Antonio Locatelli, rappresentante dei frontalieri -. La Svizzera, che non rientra tra i Paesi minacciati dal terrorismo, ha ritenuto non necessario un intervento massivo alle frontiere. Sia da parte italiana che elvetica si attende l’evolversi della situazione. Persiste il controllo attuale di “retrovalico” con le Guardie di Confine che possono effettuare posti di blocco lungo le strade a ridosso dei confini. Nel nostro caso, con le fasce orarie attive lungo l’arteria che collega Re a Ribellasca, gli eventuali controlli sarebbero facilitati». Dunque, per il momento, la situazione alle frontiere tra Italia e Svizzera rimane immutata. Ma ci sono altri problemi legati al mondo del frontalierato, come si evince dalle parole pronunciate da Locatelli, che aggiunge: «Problematiche a cui, finora, non sono state date risposte esaustive, sia da parte italiana che svizzera, con un persistente rimpallo di colpe e responsabilità. Un esempio è legato allo smart working, il telelavoro. Inserito come sappiamo durante la pandemia, nel nostro Paese, la legge prevede il prolungamento fino a dicembre 2023. Ma non è stato applicato da entrambi gli Stati: Italia e Svizzera. Servirebbe un forte e concreto intervento politico per mettere in atto la procedura di telelavoro, scongiurando difficoltà a molti frontalieri. Altro tema “caldo” è il nuovo accordo fiscale che penalizza i lavoratori assunti dal 18 luglio 2023 in avanti. I frontalieri che hanno trovato impiego da quella data in poi sono collocati nella nuova figura con una fiscalità più severa. E’ paradossale: coloro che hanno firmato il contratto di lavoro entro il 16 luglio rientrano nella regolamentazione fiscale “vecchia”, con più agevolazioni. Nell’arco temporale di soli due giorni è stato istituito un trattamento fiscale penalizzante. Peraltro l’accordo tra Italia e Svizzera prevedeva l’entrata in vigore dal primo gennaio 2024. Un intervento più graduale sarebbe stato opportuno. Problematiche che avrebbero dovuto essere affrontate alla presenza, in concertazione, tra le istituzioni provinciali, i sindacati, i parlamentari locali, e i rappresentanti dei frontalieri nel tavolo tecnico della Provincia del Vco che, purtroppo, nell’anno in corso è stato istituito e convocato una volta sola. Ciò ha penalizzato un settore economico trainante come quello rappresentato dal lavoro frontaliere».

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