Aggiornato al 2 Marzo 2024

L’ultimo commosso saluto all’assessora Katia Manfredi

Tutta la comunità di Cannobio il pomeriggio di ieri, mercoledì, si è stretta attorno ai famigliari di Katia Manfredi, assessora del Comune di Cannobio, scomparsa dopo una lunga malattia lunedì a soli 47 anni. In tanti hanno voluto far sentire il proprio affetto alla mamma Irma, al marito Sandro Bergamaschi, frontaliere, e ai figli Matteo, 22 anni, e Aurora, 16 anni. A celebrare il funerale don Massimiliano Maragno, con la partecipazione di don Mauro Caglio. Don Massimiliano ha sottolineato l’ottimo rapporto con Katia (che è stata anche catechista in parrocchia) e la forza con la quale ha affrontato la malattia. Manfredi aveva le deleghe a Famiglia, Servizi sociali, Welfare di comunità, Polizia municipale e Gemellaggi. Era nata a Omegna e cresciuta a Fondotoce, ma le origini della sua famiglia erano a Gurro, in Valle Cannobina, origini che rivendicava con orgoglio. «La prendevo bonariamente in giro su questo» ricorda il sindaco Gianmaria Minazzi, molto provato dalla perdita. Katia era una persona splendida a detta di tutti quelli che l’hanno conosciuta: «Il suo apporto – dice il sindaco – era fondamentale». Grande amante della musica e del canto popolare, da anni faceva parte del Coro Stella Traffiumese, del coro parrocchiale e di quello di Gurro. Aveva presieduto il Comitato gemellaggio, poi nel 2019 era stata eletta con 45 preferenze. Era anche direttrice del Centro medico di Cannobio, attività che svolgeva per volontariato. Tanti i ricordi di chi l’ha conosciuta, come il dottor Antonio Lillo, che l’ha ricordata su Facebook, e l’avvocato Antonio Pinolini, presidente del Centro medico. Da 25 anni era dipendente degli uffici giudiziari del Tribunale di Verbania come impiegata. Anche qui i colleghi dell’ufficio Esecuzioni e fallimenti la ricordano come una “colonna”. Commosso, poi, il ricordo dell’ex presidente del Tribunale, Massimo Terzi: «Ho perso un’amica. E’ stata per anni il mio braccio destro, senza di lei il processo telematico non si sarebbe mai realizzato; era dedita al lavoro e appassionata». Nonostante la malattia, scoperta tre anni fa durante il Covid, non aveva mai smesso di lottare, tanto che ha lavorato fino all’ultimo. Il ricordo più toccante è stato quello del marito ai funerali. Ha ringraziato i presenti aggiungendo: «A tutti ho detto che non abbiamo perso, perché il nemico non ha giocato con le nostre armi. In casa mi sono accorto che non ho due ragazzi ma due piccoli eroi. Chi la conosceva oggi è qua per ringraziarla. La saluto per l’ultima volta. Le dicevo sempre: “Io ti amo”. E lei mi rispondeva: “Io di più”. Ciao amore».

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